Se ti fa male, non fare prove !
È uno dei comportamenti più misteriosi dell’essere umano.
Ti fai male al ginocchio.
“Vediamo se riesco a piegarlo.”
Lo pieghi.
“Vediamo se riesco a stenderlo.”
Lo stendi.
“Provo a camminarci.”
Cammini.
“Le scale?”
Facciamo anche le scale.
A questo punto, già che ci siamo, manca solo uno squat con 80 chili.
Nel calcio la versione è ancora più “raffinata”.
Distorsione di caviglia.
Il giocatore si siede sul prato, prende il piede e comincia a sbattere la caviglia per terra per vedere se fa male.
Come se la caviglia dovesse rispondere:
— Sei rotta?
— Non lo so. Ma se continui così ci portiamo avanti.
Se dopo un trauma importante qualcosa fa male, continuare a piegarlo, caricarlo, saltarci sopra o sottoporlo ripetutamente a “prove” non aggiunge necessariamente informazioni utili e può perfino dare il colpo di grazia a qualcosa che magari poteva guarire prima e meglio.
Infatti, il risultato può essere semplicemente più dolore, più gonfiore e ulteriore sollecitazione di una struttura che, probabilmente, avrebbe preferito essere lasciata in pace.
Naturalmente bisogna capire che cosa è successo e quanto è importante il trauma.
Ma una cosa possiamo evitarla.
Trasformare il nostro ginocchio o la nostra caviglia in un banco prova.
Se ti fai male, la prima prova da fare è non fare prove.
La caviglia non ha bisogno di essere interrogata con la violenza.
Dici no anche tu all’Inquisizione!
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