Ruolo degli acidi ialuronici nella prevenzione delle artralgie negli atleti "young old"

Il legame tra sport e terapia infiltrativa è sempre stato forte. In particolare in passato, i cortisonici venivano usati ampiamente dato il rapido ed efficace miglioramento del dolore articolare a breve termine.

Purtroppo a medio termine l’effetto del cortisone risulta negativo. Basti pensare, tra i molti, ai danni irreversibili a tendini, capsule articolari e cartilagine, all’ osteoporosi periarticolare, all’ atrofia cutanea, oltre ai ben noti effetti sistemici ed al rischio di incorrere in sanzioni dell’autorità anti doping.

Pertanto, la tendenza degli ultimi anni, è quella di usare sempre meno cortisone e sempre più gli acidi ialuronici (A.I.) ed i prodotti a base di acido ialuronico, grazie alla diffusione delle conoscenze riguardo a questo tipo di prodotti ed al loro meccanismo d’azione ed al miglioramento dei prodotti stessi. In particolare, attualmente, gli A.I. si differenziano non solo per la lunghezza delle catene e quindi per il differente peso molecolare, ma anche per la derivazione delle catene stesse, per la differenza nel volume e nella concentrazione, per la presenza di molecole leganti, stabilizzatori o aggiunta di altre molecole. In sintesi l’ingegnerizzazione molecolare ha permesso di ottenere prodotti sempre più differenti dalla molecola base di A.I. influenzandone l’effetto e l’efficacia.

L’acido ialuronico risulta infatti utile anche negli sportivi c.d. “young-old” ovvero soggetti di età matura con un livello di attività elevato in confronto all’età anagrafica.

Questi sportivi infatti possono avere un’artrosi lieve o moderata che può manifestarsi proprio all’aumento delle richieste funzionali, come tipicamente accade nelle attività sportive. Ciò può predisporli più facilmente ad una degenerazione articolare aggravata dall’infiammazione cronica dovuta ai microtraumi ripetuti e quindi farli incorrere in un’artralgia prolungata.

In questi casi il ruolo del sanitario è, in prima battuta, bilanciare il riposo e l’attività fisica in modo di dar tempo all’articolazione di recuperare.

Infatti l’esercizio fisico per le articolazioni, se l’intensità e la frequenza dell’allenamento non è eccessiva, potrebbe avere un effetto benefico sulla struttura articolare stessa e, nel caso, indurre un danno reversibile. Qualora non si dia all’articolazione il tempo di recuperare dal danno articolare, questo diventerà cronico e ingravescente, portando l’atleta a conseguenze debilitanti.

In secondo luogo dovrà ridurre tutti i fattori di rischio concomitanti ed aggravanti, sia intrinseci come ad esempio, il peso, l’utilizzo improprio di farmaci, la postura, che estrinseci come il vestiario, le scarpe ed il tipo di allenamento. Infine, questi dovrà cercare di controllare i sintomi e proteggere l’articolazione.

La viscosupplementazione, intesa come recupero delle proprietà reologiche (viscoelastiche) del liquido sinoviale attraverso l’introduzione diretta in articolazione di un farmaco a base di acido Ialuronico ha dunque un rationale in quanto tipicamente il liquido sinoviale dell’articolazione malata ha proprietà viscoelastiche peggiori rispetto a quello dell’articolazione sana e pertanto fornisce una minor protezione articolare dallo stress meccanico.

Gli acidi ialuronici cross linkati sono, a nostro avviso, particolarmente adatti in questo tipo di atleti in quanto hanno un effetto reologico più marcato rispetto agli acidi ialuronici lineari. Inoltre spesso, una parte del cross link si rompe nel tempo rilasciando A.I. a basso peso molecolare con un effetto biologico che ne prolunga l’efficacia nel tempo ben oltre l’emivita articolare dell’acido ialuronico stesso.

Dunque le proprietà biologiche attraverso l’interazione molecolare con i sinoviociti B, come la viscoinduzione ed il controllo dell’apoptosi, la marcata azione reologica, l’emivita più lunga ed infine il cosiddetto “cushioning effect” ovvero la creazione di una barriera protettiva isolante che “spegne” le fibre afferenti nocicettive della capsula articolare, ci fanno parlare di condroprotezione e quindi di effetto protettivo articolare.

Un’altra problematica legata allo sport è senz’altro l’infortunio che comporta una immobilizzazione e scarico articolare. L’immobilità comporta una ridotta nutrizione della cartilagine per mancata circolazione del liquido sinoviale e dunque un’alterazione catabolica della matrice cartilaginea. La ripresa, in particolare nell’atleta maturo, è spesso lenta e difficoltosa. Anche in queste situazioni la terapia infiltrativa di prodotti a base di acido ialuronico possono aiutare il recupero dell’omeostasi a livello della cartilagine.

Quindi, considerando che gli A.I. hanno la capacità di ripristinare un ambiente articolare fisiologico, è plausibile supporre che questo tipo di trattamento possa costituire un valido aiuto per recuperare e/o mantenere l’omeostasi articolare di atleti che sottopongono le articolazioni a stress meccanici eccessivi o in caso di prolungata immobilizzazione articolare.

La conferma in questo senso ci viene da una serie di articoli che pongono tra le indicazioni alla viscosupplementazione anche la prevenzione del danno articolare. Sono però necessari studi specifici per meglio comprendere il ruolo del trattamento infiltrativo con questo tipo di indicazioni ed in particolare sarebbe utile poter seguire questi pazienti con un follow up radiografico per dimostrare un eventuale rallentamento della progressione osteoartrosica rispetto ai soggetti non trattati e che confermino, a lungo termine, gli studi che si basano su dati clinici.

 

Sergio Crimaldi

Chirurgo Ortopedico

Ospedale San Luca di Lucca

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Nicola
Ottima esperienza sotto tutti gli aspetti!