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L’ asterisco non è una diagnosi

Arrivano gli esami.

Li apriamo.

Non leggiamo il referto.

Cerchiamo gli asterischi.

Emoglobina? Bene.

Glicemia? Bene.

Creatinina? Bene.

Poi eccolo.

*

Fine.

Tutto quello che era normale fino a tre secondi prima perde improvvisamente importanza.

— Dottore, ho un valore fuori.

“Fuori” da cosa?

Questa è la parte che spesso dimentichiamo.

L’asterisco non significa:

SEI MALATO.

Significa molto più banalmente:

questo numero è fuori dall’intervallo di riferimento utilizzato da quel laboratorio.

Che è una cosa diversa.

Gli intervalli di riferimento servono. Eccome.

Ma non sono il confine tra salute e malattia.

Un valore appena sopra o appena sotto può dipendere da moltissime cose: età, sesso, attività fisica, alimentazione, farmaci, idratazione, momento del prelievo, caratteristiche individuali.

E soprattutto va interpretato insieme agli altri valori, alla storia clinica, ai sintomi e al motivo per cui quell’esame è stato richiesto.

Perché il corpo umano ha una pessima abitudine: non leggere gli intervalli di riferimento.

E più esami facciamo, più parametri misuriamo, più aumenta la possibilità di trovare qualcosa che esca leggermente dal recinto.

Il problema comincia quando facciamo il percorso contrario: prima troviamo l’asterisco poi cerchiamo una malattia che possa giustificarlo.

Google, naturalmente, ci dà una mano.

In cinque minuti un valore appena alterato riesce a portarci da “probabilmente irrilevante” a una patologia descritta in sette casi nella letteratura mondiale.

A quel punto partono:

nuovi esami,

nuovi controlli,

nuove visite,

nuovi asterischi.

E la salute diventa un’indagine permanente.

Questo non significa ignorare gli esami alterati.

Significa fare una cosa molto meno spettacolare:

interpretarli.

Perché un esame di laboratorio non cura, non diagnostica e non decide da solo.

Fornisce un’informazione.

Poi serve qualcuno che sappia rispondere alla domanda più importante:

quell’asterisco, in quella persona, significa davvero qualcosa?

A volte sì.

A volte va controllato.

A volte va approfondito.

E qualche volta può tranquillamente essere lasciato lì, insieme al suo asterisco.

Perché essere fuori da un intervallo non significa necessariamente essere fuori dalla normalità.

E soprattutto: un asterisco sul referto non dovrebbe diventare automaticamente un asterisco sulla nostra salute.

#SergioCrimaldi

#MetodoMCC

#StareBeneÈDiventatoFaticoso

#EsamiDelSangue

#Prevenzione

L'asterisco non è una diagnosi

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