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Tag: Chirurgia Ortopedica

Perché ho deciso di aprire questo spazio

La medicina offre molte possibilità. Il compito del medico è capire quali servono davvero.

Dopo molti anni di attività clinica, sentivo la necessità di creare uno spazio nel quale parlare di medicina con un linguaggio diverso da quello di una visita, di un congresso o di una pubblicazione scientifica.

Non per semplificare argomenti complessi fino a renderli superficiali. E neppure per distribuire consigli generici, diagnosi a distanza o soluzioni valide per chiunque.

Questo spazio nasce per condividere un modo di ragionare.

Oggi abbiamo a disposizione esami sempre più precisi, tecnologie sofisticate, nuovi trattamenti, prodotti biologici, procedure mininvasive e possibilità chirurgiche impensabili fino a pochi anni fa. È un progresso straordinario, del quale sarebbe assurdo negare il valore.

Ma l’aumento delle possibilità rende ancora più importante una domanda apparentemente semplice:

che cosa serve davvero a questa persona, in questo momento?

La risposta non coincide necessariamente con il trattamento più recente, più costoso o più tecnologico. E non coincide neppure, per principio, con la scelta meno invasiva.

Ci sono situazioni nelle quali attendere è corretto. Altre nelle quali aspettare significa soltanto prolungare inutilmente dolore e limitazione. Ci sono pazienti che possono ottenere molto da un trattamento conservativo ben costruito e altri per i quali la chirurgia rappresenta la scelta più ragionevole. Esistono terapie molto promettenti quando vengono utilizzate con l’indicazione giusta, ma deludenti quando vengono proposte come risposta automatica a problemi differenti.

Per questo non mi riconosco nelle contrapposizioni troppo semplici.

Chirurgia contro terapia conservativa.
Tecnologia contro esperienza clinica.
Farmaci contro trattamenti biologici.
Intervento contro attesa.

La medicina reale raramente funziona per schieramenti.

Sono un chirurgo ortopedico e conosco il valore della chirurgia. In molti casi può restituire autonomia, movimento e qualità di vita. Ma proprio perché la pratico, ritengo importante non considerarla né un fallimento del percorso conservativo né una conclusione inevitabile di ogni problema articolare.

Allo stesso modo, utilizzo terapie infiltrative, medicina rigenerativa e trattamenti conservativi. Ma nessuno di questi strumenti possiede un valore assoluto. Un trattamento non è efficace perché appartiene a una determinata categoria o perché viene presentato come innovativo. Diventa utile quando nasce da una diagnosi corretta, da un’indicazione ragionata e da un obiettivo realistico.

Prima di decidere che cosa fare, bisogna capire che cosa stiamo realmente trattando.

Può sembrare un’affermazione ovvia. Nella pratica quotidiana, però, non sempre lo è.

Un’immagine radiologica può mostrare un’alterazione senza dimostrare che sia quella la causa del dolore. Una risonanza può descrivere molte cose e, nello stesso tempo, non spiegare il sintomo principale. Un’articolazione può essere soltanto una parte del problema. Persino un trattamento eseguito tecnicamente in modo impeccabile può risultare inutile se viene applicato alla diagnosi sbagliata.

La precisione del gesto conta. Ma viene dopo la precisione del ragionamento.

Una scelta di cura non dovrebbe dipendere soltanto da ciò che è tecnicamente possibile, ma da ciò che è realmente indicato.

Riconoscere che un trattamento non serve fa parte della cura.

Nel blog parlerò soprattutto di questo.

Di artrosi, dolore articolare, infiltrazioni, medicina rigenerativa e chirurgia, ma anche dei dubbi che precedono una decisione. Cercherò di spiegare perché due pazienti con immagini simili possono aver bisogno di trattamenti diversi, perché non tutte le novità rappresentano automaticamente un progresso e perché anche ciò che funziona deve essere utilizzato nel momento e nel modo corretti.

Non troverete promesse, classifiche del “trattamento migliore” o risposte valide per chiunque.

Troverete, spero, criteri utili per porre domande migliori e comprendere più chiaramente le possibilità disponibili.

All’interno di questo spazio troveranno posto anche alcuni dei principi che hanno portato alla nascita del metodo MCC® – Motus Cura Crimaldi: partire dalla diagnosi, definire obiettivi realistici e scegliere gli strumenti in funzione della persona, senza trasformare una singola terapia in una risposta valida per tutti.

Nei prossimi mesi questo spazio accompagnerà anche l’uscita di Stare bene è diventato faticoso, un progetto diverso, nato da una riflessione più ampia sulla medicina e sul nostro rapporto con la salute. Il libro seguirà il proprio percorso. Qui, invece, resteremo soprattutto sul terreno delle scelte concrete, dei problemi clinici e delle decisioni che ogni giorno riguardano pazienti e professionisti.

Perché la medicina non dovrebbe limitarsi ad aumentare il numero delle cose che possiamo fare.

Dovrebbe aiutarci, prima di tutto, a capire quali vale la pena fare.

Sergio Crimaldi